Prigioniero

C’aveva messo un paio d’anni prima di capire che non era lui a fare le sue scelte, ad avere i suoi pensieri, i suoi sentimenti. C’erano voluti milioni di occhi prima che arrivasse ad avere i primi sospetti, prima di accorgersi che quelle parole non erano sue, ma di una donna.
Perché gli uomini, in genere, non dicono queste cose, non si comportano così.

Tutto ora gli sembrava inutile, falso, ipocrita. E odiava i suoi pensieri, odiava l’amore che sentiva nella sua carne, una carne che non esisteva, perché era fatta di parole altrui.
Ma perché l’aveva messo in quella situazione? Quanto doveva essere crudele quella donna per arrivare a inventarsi la sua vita?

Ora finalmente capiva perché aveva sempre la sensazione di sentirsi osservato, giudicato, commiserato. Perché gli sembrava di rivivere sempre le stesse situazioni, di ritornare ogni giorno al punto di partenza, di vivere a volte situazioni parallele oppure di esistere contemporaneamente nel presente e nel passato.
Una continua sensazione di inconsistenza lo pervadeva e lo faceva sentire perso: una vita non sua, vissuta ogni volta negli occhi degli altri.

La verità affiorò finalmente un giorno. Sentendosi gli occhi puntati addosso, cercò di estraniarsi da ciò che stava facendo, concentrando tutte le sue attenzioni su quei piccoli particolari impercettibili che ci circondano. E fu così che avvertì chiaramente una voce, senza capire da dove provenisse: “ma dai, non esistono uomini come Andrea, si comporta come una donna”.

Fu uno shock. Qualcuno lo stava spiando e, come lui, avvertiva che i suoi comportamenti erano anomali.
Da quel giorno capì di essere in trappola.

Avrebbe potuto chiamarsi in qualunque modo, Carlo, Luigi, Fabio o Francesco, ma lei aveva scelto Andrea, Andrea Ricciardi. Neanche gli piaceva quel nome, ne avrebbe certamente preferito uno un po’ più maschio. Forse lei lo aveva chiamato così perché poteva essere anche il nome di una donna. E poi chissà perché Ricciardi, si domandava. Magari era il cognome di sua madre da ragazza, oppure di un compagno di classe di cui si era segretamente innamorata durante il liceo.

Qualunque ipotesi non avrebbe trovato conferme. Andrea Ricciardi non avrebbe mai saputo perché mai lei lo avesse chiamato così, né perché avesse inventato la sua vita.
Delle volte pensava a lei come a una madre, perché in fondo lo aveva concepito, e si sentiva come Minerva, nato dalla testa di Giove. Ma quella divinità femminile finiva per turbarlo ancor di più e iniziava a detestare quella madre che non lo lasciava libero di vivere una sua vita e lo costringeva a una recita crudele da ignaro protagonista, imprigionato nelle pagine di un libro.

Annunci

Informazioni su Grazia Bruschi

Posso essere rondine per tornare, foglia per cadere. Posso essere tutto mentre scrivo, anche felice. https://graziabruschi.wordpress.com/
Questa voce è stata pubblicata in Racconti e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Prigioniero

  1. newwhitebear ha detto:

    Un breve racconto che colpisce per il contenuto. La voce narrante è un uomo oppure una donna? Intrigante e appassionante interrogativo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...