La ragazza con la valigia

Era arrivata con una vecchia valigia che le aveva regalato sua nonna Rosa quando aveva solo otto anni.
“Tienila Maria, conservala per quando sarai grande – le aveva detto – sono sicura che tu prima o poi ci vai a Roma, mica come me che ancora me la sogno e sto quasi per morire”.
Aveva ragione nonna Rosa, Maria a Roma ci era arrivata davvero, e presto pure. Era il sette settembre 1980, non aveva ancora diciotto anni e già la stazione Termini la vedeva trascinare la sua valigia come si trascina una vita vuota e ingombrante.
Una testa rossa scapigliata, due grandi scarpacce stringate da maschiaccio e una valigia enorme che le nascondeva il corpo. Questa era Maria.
Era confusa, ma sapeva che laggiù, al paese, proprio non poteva più stare. Troppi occhi la guardavano, troppe labbra bisbigliavano ogni volta che la vedevano passare: così strana, così poco femminile, così maledettamente bella. Capace di dare forma all’amore senza genere e numero, di raccogliere carezze maschili per restituirle alle donne cui erano state sottratte.
Ma in quel labirinto di sguardi e di voci lei si perdeva e proprio non riusciva più a capire chi era.
Così aveva deciso di partire, di scappare: aveva deciso di andare a cercarsi.
Ed era finalmente lì, dopo aver viaggiato per ore, lì, sulla pensilina, in compagnia della sua valigia. Dopo un attimo di smarrimento, entrò decisa nei bagni della stazione, aprì la valigia, guardò la foto della sua famiglia che aveva riposto in un piccolo quaderno e senza esitazione la baciò. Poi si sfilò la gonna, indossò pantaloni e cravatta che aveva rubato a suo fratello Gianni, legò i capelli e mise un vecchio cappello. Si guardò allo specchio e uscì. Era felice.
Dopo aver camminato per un’ora o poco più, arrivò davanti al locale ed entrò. Alla reception c’era un uomo sulla cinquantina, dall’aspetto trasandato e con la barba incolta.
“Buongiorno, sono venuta per il provino” disse sorridendo
“Da noi si esibiscono solo ragazze” le ripose l’uomo guardandola distratto
“Io so essere quello che volete, vestita sono un uomo, spogliata sono una donna” e lasciò intravedere la curva del seno.
“Fatti vedere meglio, apri la camicia e togli il cappello”
Maria ubbidì guardandolo fisso negli occhi, sfidando il suo desiderio: sapeva di piacere agli uomini.
“Va bene, puoi entrare, ma lascia qui la valigia”
“No, la valigia viene con me”
“E perché? Mica te la rubo”
“Fa parte dello spettacolo, non mi esibisco mai senza la mia famiglia”

E così, ogni sera, Mario saliva sul palco e diventava Maria: la spogliarellista bisex con la valigia più famosa di Roma.

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Informazioni su Grazia Bruschi

Posso essere rondine per tornare, foglia per cadere. Posso essere tutto mentre scrivo, anche felice. https://graziabruschi.wordpress.com/
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8 risposte a La ragazza con la valigia

  1. rodixidor ha detto:

    E vissero felici e contenti.(la ragazza e la valigia)

  2. gelsobianco ha detto:

    Una delizia!
    gb

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