Una parola può far ridere o piangere

Quale parola contiene in sé, meglio di altre, il seme della gioia e del dolore?
In un primo momento ho creduto che la parola amore fosse quella che, meglio di altre, rappresentasse questo binomio, o forse sarebbe meglio definirla dicotomia.
Immediatamente dopo, la parola vita ha fatto capolino nella mia mente: quanto può essere tragica o strepitosa la vita.
A mano a mano che la ricerca procedeva, con tutte le parole che mi galleggiavano in testa – figlio, cuore, amico, sale, luce, sabbia, cane, libro – la duplicità era possibile, prendeva consistenza, forma, identità.
E così ho fatto un gioco: per ogni parola pensata, ho ricercato nella memoria un momento felice e un momento triste.
Li ho trovati, ce n’erano tanti, tantissimi. Non potevo scriverli tutti.
Così ho deciso di ridere e piangere con i quattro elementi.

Acqua. Facevamo il bagno insieme e immersi in quella splendide acque mi ha guardato e mi ha detto che i miei occhi erano più belli e più immensi del mare.
Che splendida bugia.
Acqua. Spesso quando piove penso che Dio ha bisogno di piangere, perché noi umani gli facciamo compassione. Così le nostre sofferenze ci salvano: ci danno l’acqua che dona la vita.
Che splendida bugia.

Aria. C’era un vento così forte quella notte alla Maddalena, che sembrava dovesse sradicare anche la terra. Lui mi teneva per mano mentre camminavamo, mi stringeva per non farmi trascinare via. E io mi sentivo quasi un aquilone attaccata a lui ed ero felice.
Mi tratteneva. Ero aria, fingevo di esserlo.
Aria. C’era un vento così forte quella notte sur la Pointe Saint Mathieu che sembrava voler sradicare le stelle dal cielo e lasciarci per sempre al buio. Camminavamo fianco a fianco, protesi in avanti, per vincere quel soffio feroce. Lui non mi teneva più per mano.
Non mi vedeva. Ero aria, sapevo di esserlo.

Fuoco. Lo abbiamo rubato agli dei e ce lo teniamo. Ci piace, ci protegge, ci illumina, ci mette allegria. E scalda il cuore quando vive nel camino, ti tiene compagnia come un amico prezioso.
Puoi governarlo, ha bisogno di legna per ardere e se ti stanchi puoi spegnerlo.
Fuoco. Lo abbiamo rubato agli dei e ne paghiamo il prezzo. Ci consuma, ci infiamma, ci accende. Arde, brilla, scintilla. Ti brucia il cuore quando vivi nella passione, ti tiene schiava come un padrone crudele.
Non puoi governarlo e si spegne solo dopo averti consumata.

Terra. Ovunque io mi giri vedo i miei campi, si vestono sempre in modo diverso, seguono la moda delle stagioni. Mi piace stare qui, ascolto i rumori della terra, annuso gli odori, assaporo i gusti diversi. Avete mai mangiato una viola? E’ buonissima.
Questa è la mia terra, e io sono fortunata perché ce l’ho.
Terra. Dove morirò? Non ho un posto dove restare morta.
Certo, non dovrebbe importarmi, eppure voglio un posto mio dove rimanere per sempre. E non so qual è. Voglio essere cremata e poi riposta nella terra, un angolo di terra mia.
Voglio una terra mia dove morire. E non ce l’ho.

(l’erba voglio non cresce neanche nel giardino del re… forse però potrei essere sepolta lì, se lo trovo)

Oh anima, che a parole esisti, io so scrivere e ti scrivo. A n i m a. Non piangere, ritorna, proverò a farti ridere.

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Informazioni su Grazia Bruschi

Posso essere rondine per tornare, foglia per cadere. Posso essere tutto mentre scrivo, anche felice. https://graziabruschi.wordpress.com/
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8 risposte a Una parola può far ridere o piangere

  1. newwhitebear ha detto:

    I quattro simboli dello zodiaco: segno d’acqua, creativo e lunatico, segno di terra concreto e compassato, segno di fuoco impulsivo e un po’ vanesio, segno d’aria ama novità e il bello

  2. Lorena Landini ha detto:

    semplicemente: meravigliose parole

  3. intesomale ha detto:

    Io non ho un‘anima, continuo a preferire l‘amore, ma adoro mangiare le viole.

    • Grazia Bruschi ha detto:

      su ciò che si preferisce non dissento mai (e nel caso specifico concordo pure). la mia maestra mi ha detto che se esiste la parola esiste anche ciò che la parola indica – almeno nel mondo della poesia ho voluto crederle (oh anima cha a parole esisti, io so scrivere e ti scrivo). wow sei il primo umano, oltre me, che si è cibato di viole, ne sono felice.

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