Corda

Guardo davanti a me, eccomi. Anche oggi sono dentro questo rilassante paesaggio, che si accende non appena la luce riesce a farmi intravedere i contorni delle cose.
Sono forte, orgogliosa, tesa. Sono una corda.
Non sono una corda qualunque, io servo a qualcosa, riesco a far asciugare tanti, tantissimi panni, quasi tutti puliti. Qualcuno, beh si, ha qualche piccola macchia ingiallita che neppure tanti lavaggi sono riusciti a cancellare, ma erano macchie dovute. Anche quei panni devono asciugare. E io sono qui per questo.
Sono forte, orgogliosa, tesa. Sono una corda.

Non capisco però perché mi mettono le mollette, mi pizzicano, mi fanno un po’ male. Ma ci sono abituata ormai.
Forse non si fidano, forse pensano che il vento potrebbe prima o poi accarezzarmi, inebriarmi.
Non si devono preoccupare, io sono tesa, tesissima, come mi vogliono.
Unita da sempre a questi pali perché i panni possano sventolare puliti, bianchi, candidi.
Il sole mi brucia, mi dà forza, calore. Ogni mattina si alza e mi tocca, forte.
E’ la mia certezza.
L’ombra delle piante, che da sempre mi sono vicine, mi conforta. E le piante non si muovono. Ci sono oggi, domani, forse sempre.
E io sono sempre tesa.
Riuscirei a non far scappar via neppure un panno, neppure se ci fosse un vento impetuoso. Giuro, lo so, ne sono certa.
Non dovete preoccuparvi del vento. Ormai lo conosco. Ti accarezza, ti illude.
Vuole rubarti i panni.

Ma chi mi tocca? Chi mi slega?
No. Io non posso muovermi. Chi sei? Ma cosa mi stai facendo?
Aiuto sole, aiutami. Non startene fermo nel cielo. Ma perché non lo fermi, non vedi che mi sta slegando? Sole, giuro, sono tesa da sempre, ho fatto asciugare tutti i panni. Sempre.
Che fine faranno i miei panni?
Me li stanno strappando.
Ma chi può fare una cosa tanto assurda?
Ha le mani e sorride, ha le mani e canta.
Dio, mi sta slegando e canta. Mi sta strappando i panni e canta.
Sono slegata, sono per terra. Non sono più tesa.
Non mi vedrà più nessuno ora.
E continua a cantare, si diverte, forse non sa che le corde servono per asciugare i panni.
Mi afferra e salta.
Mi gira la testa, mi fa schiantare a terra ogni volta. E salta.
Vibro con forza nel cielo tra le sue mani che mi stringono forte, non mi molla, continua a saltare. E canta.

E’ un bambino.
Lui vuole solo saltare. I bambini devono giocare. I bambini usano le corde per saltare.
Mi ha slegata per giocare, non vuole farmi male, vuole giocare.
Mio Dio io non sapevo che si poteva vibrare così forte, io non lo sapevo proprio che sentirsi frustare a terra ti strappa il fiato.
Il sole non si accorge che stiamo giocando. Il bimbo salta, canta e io lo sento, mi sento.
Riesco a vederlo. Lui si muove, è vivo. E io gli ruoto intorno.
Si ferma e mi guarda.
Sono sfinita.

Ma cosa fa? Mi sta rilegando ai miei pali. I bimbi si stancano di giocare.
Lasciami per terra, non legarmi di nuovo, tanto si accorgeranno che mi hai preso.
Mi lega di nuovo ai miei pali. E’ un bravo bambino, rimette sempre a posto i suoi giochi.
Tutto adesso è come prima, tutto. Io sono solo un po’ stanca, forse un po’ sporca, forse.
Forse nessuno se ne accorgerà. Basterà riattaccare i panni.
Basterà aspettare. Dimenticare.
Io sono una corda. Sono forte, orgogliosa, tesa.
Io sono una corda.
Sono legata.

Informazioni su Grazia Bruschi

Posso essere rondine per tornare, foglia per cadere. Posso essere tutto mentre scrivo, anche felice. https://graziabruschi.wordpress.com/
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2 risposte a Corda

  1. Psicotaxi ha detto:

    ciao – è un po’ che non passavo di qui – ha il ritmo di una favole, mi piace

  2. penna bianca ha detto:

    Bella questa metafora. Una corda che dà vibrazioni e che non è sfilacciata.

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